Cliffhanger e climax: come incollare il lettore alla pagina


“La scelta di scene, azioni e parole
può influenzare il ritmo della storia”

Cos’è il climax?

Il significato madre (che viene dal greco “scala”) è quello di passaggio graduale da uno stato di fatto ad un altro, via via più intenso; un percorso in crescendo. Nell’attuale definizione inglese (e italiana), climax è sinonimo del culmine di questo percorso, il punto di massima tensione.

Cos’è il Cliffhanger?

È una tecnica narrativa usata alla fine di un capitolo (o paragrafo) che interrompe l’azione o crea un colpo di scena in modo tale che la stessa scena debba essere proseguita nel capitolo successivo.
Qual è lo scopo di “spezzare” la scena? Te lo mostro con un esempio molto banale, per farti capire: immagina di leggere un libro d’azione, in cui il compagno del protagonista si trovi in difficoltà in una sparatoria. Questo personaggio secondario (diamo per scontato che i lettori ci si siano affezionati durante la storia) viene ferito e comincia a perdere molto sangue. Il protagonista cerca di tenerlo sveglio a parole mentre continua a sparare, uccidendo tutti gli avversari. Alla fine, arrivano i rinforzi e portano tutti in salvo. Fine capitolo.
Non fa molto effetto raccontata così, vero?

Ora immagina di spezzare l’azione nel momento stesso in cui il compagno del protagonista viene ferito con un colpo di pistola al busto. Descrivi il sangue, il volto sorpreso e terrorizzato della vittima, la sofferenza del protagonista che non può capacitarsi di cosa stia succedendo all’amico.
Nel punto di tensione massima, chiudi il capitolo.

Il lettore non sa cosa succederà, non sa se andrà tutto bene o se l’amico del protagonista morirà. E sarà costretto a girare pagina per scoprirlo.
Questa tecnica è usata moltissimo sia in narrativa che nel cinema, perché una delle più efficaci e funzionali. La domanda che si pone il pubblico, il “sapere come vada a finire” è una forza potentissima che uno scrittore (o sceneggiatore) dovrebbe tenere sempre presente.

CREARE ASPETTATIVA

Sai molto bene che l’aspettativa del lettore è arrivare al Climax e passare attraverso vari colpi di scena. Il Cliffhanger aiuta lo scrittore ad arrivarci, mantenendo alte le aspettative del pubblico e passando attraverso continui climax minori.
Di solito, l’arco di una storia viene rappresentato con una semplice linea (o curva) ascendente, di questo tipo:


A sinistra l’inizio della storia, a destra il climax

Nel mezzo ci sono tutti i conflitti e gli elementi importanti di cui ho parlato in quest’articolo sugli ingredienti della buona scrittura.
La struttura della storia, però, non dovrebbe essere troppo lineare come nella figura in alto, ma piuttosto simile a una curva sinusoidale, che sale e scende (e al contempo sale di intensità) fino al climax. A me piace rappresentarla come una scala:

A sinistra lo status quo, a destra il climax
e al centro gli alti e bassi dei colpi di scena e dei cliffhanger.

In questo modo non ci sarà una corsa sfrenata verso il climax, ma una serie di variazioni allo status quo che porteranno fino al climax finale, il più importante.

LO SCOPO DeI CLIFFHANGER e dei colpi di scena

I colpi di scena che possono verificarsi all’interno di una storia sono infiniti e possono avere numerose varianti. L’effetto cliffhanger più plateale è quello di spezzare l’azione, come già detto, ma non è l’unico: potresti annunciare un conflitto, provocare emozioni ed empatia nel lettore, preparare all’azione e tanto altro.
L’importante è che nel lettore si crei la domanda essenziale: “E adesso cosa succederà?“.

Questa tecnica non serve per torturare il lettore (o meglio, non solo a quello!), né bisogna farne uso in modo eccessivo e sfrenato; si usa perché tutti noi amiamo il mistero, l’irrisolto, e uno dei nostri bisogni primordiali è risolvere l’irrisolvibile.

Il desiderio di sapere terrà incollato
il lettore alla pagina del libro e
lo spingerà a voltarla ancora e ancora.

Non fare l’errore di usare cliffhanger fini a sé stessi, mini climax che in pratica non portano alcun cambiamento alla storia o ai personaggi: è l’errore più grave che tu possa fare.
Dopo aver scritto una scena importante, fatti sempre queste domande: “Come sono cambiate le cose? Quali conseguenze ha portato questo evento?”.
Nella storia, le conseguenze dovranno essere sempre presenti e tangibili.

Esempi di CLIFFHANGER e dei colpi di scena

Facciamo una breve carrellata degli usi possibili di questa tecnica, così che tu possa prendere spunto per le tue storie:

  • Salti di ambientazione, luogo, tempo
    Si tratta di uno dei modi più usati per introdurre colpi di scena e movimento nella storia. Concludere con un cliffhanger e passare a un altro personaggio (in caso di POV multipli), un altro luogo o un altro tempo (con flashback o flashforward, cioè analessi o prolessi) aiuta a tenere incollato il lettore alla trama, perché vorrà leggere fino a sapere com’è andata a finire.
  • Pericoli e conflitti
    Inserire una trappola, un inseguimento, un’entità soprannaturale, un assassino, una catastrofe naturale o altro (rispetto al genere della storia) è un modo effettivo per usare un cliffhanger. La prima apparizione del pericolo potrebbe essere annunciata proprio da questa tecnica.
  • Evoluzione emozionale
    Uno dei modi più efficaci per usare i cliffhanger è fondare il colpo di scena sulle emozioni del protagonista o del personaggio di cui si sta narrando in quel momento. Un’idea, un cambiamento repentino di umore, una decisione importante, un conflitto interiore.
Conclusioni

Ricorda sempre che:

    1. Ogni scena dovrebbe portare a delle conseguenze tangibili;
    2. La storia in sé non dovrebbe mai e poi mai essere prevedibile.

Ti consiglio anche un ultimo piccolo trucco. Quando sta per accadere qualcosa nella storia, domandati: “Cosa può andare storto? Cosa può accadere di peggio?“. Dopo aver trovato una risposta, prova a inserirlo in modo coerente e usa la tecnica del cliffhanger.
Uno dei modi più semplici per rispettare le due importanti regole che ho scritto a inizio paragrafo è lasciar fare ai personaggi: segui i loro istinti e non i tuoi. Avvicinati alla realtà, dove è impossibile sapere cosa succederà domani, o fra un’ora, o non appena alzerai gli occhi da questo schermo.

Spero, come al solito, di esserti stato utile e di averti fornito interessanti spunti da cui partire (o continuare) per scrivere. Sperimenta, scrivi, studia, vivi.
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Buona scrittura!

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